Christopher Nolan, director of "Oppenheimer," "Inception," "Interstellar," and "The Dark Knight," imagines every movie is the last he'll make, leading him toward an ambitious plan for "The Odyssey."
Nolan tradisce Omero? The Odyssey è uno spettacolo visivo, ma convince solo a metà
Il kolossal ispirato all’Odissea di Omero affronta il mito con il linguaggio del cinema bellico e la grandiosità tecnica di Nolan.
La domanda arriva prima dei titoli di coda: Christopher Nolan ha tradito Omero oppure ha finalmente trovato, nell’Odissea, il materiale perfetto per il suo cinema? The Odyssey esce oggi, giovedì 16 luglio 2026, nelle sale italiane, mentre il debutto statunitense è fissato per venerdì 17 luglio. L’attesa è enorme, alimentata dal primo film girato interamente con macchine da presa IMAX e da un cast che riunisce Matt Damon, Anne Hathaway, Tom Holland, Robert Pattinson e Zendaya. Il risultato, però, è più interessante quando divide che quando cerca l’applauso.

Fonte immagine: nbcuniversal.com
Un’Odissea raccontata come un film di guerra
La trama resta quella riconoscibile del poema: Ulisse, re e soldato, deve tornare a Itaca dopo la guerra di Troia, attraversando un Mediterraneo popolato da pericoli, tentazioni, mostri e perdite. Nolan sembra però spostare il baricentro dal meraviglioso alla devastazione. Il viaggio non è soltanto una serie di avventure mitologiche, ma la lunga conseguenza psicologica di un conflitto: uomini addestrati alla violenza, corpi segnati, memoria e identità che si sfaldano durante il ritorno. È qui che The Odyssey assume i contorni di un war movie sulla disumanità della guerra.

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Il punto di forza più evidente è la scala. Nolan filma paesaggi, battaglie e traversate con una fisicità che vuole togliere il mito dalla teca e restituirlo alla materia: acqua, sabbia, ferro, fuoco e volti stanchi. L’uso dell’IMAX non appare come una semplice medaglia tecnica, ma come una scelta narrativa: lo spettatore è chiamato a percepire il viaggio come un’esperienza corporea, quasi schiacciato dalla vastità degli spazi e dal peso delle armature. La promessa è quella di un cinema spettacolare senza la leggerezza del parco giochi.
Il cast stellare non è soltanto una vetrina
Matt Damon interpreta Ulisse, ma il film costruisce la sua identità anche attraverso le presenze che lo circondano. Anne Hathaway torna a lavorare con Nolan nei panni di Penelope, mentre Tom Holland interpreta Telemaco, il figlio costretto a crescere nell’assenza del padre. Robert Pattinson, Zendaya e Lupita Nyong’o completano un ensemble pensato per trasformare ogni incontro del viaggio in un possibile centro drammatico. La scelta di affidare il mito a star contemporanee rende il racconto immediato, ma lo allontana inevitabilmente dall’idea di una ricostruzione filologica dell’antichità.
Le polemiche preventive sono nate soprattutto attorno alla lingua, agli accenti e al casting. Una parte del pubblico avrebbe voluto un film più greco nell’aspetto, nella pronuncia e nell’immaginario; un’altra ha letto le scelte di Nolan come il tentativo di rendere Omero accessibile a un pubblico globale. La discussione su Lupita Nyong’o nel ruolo di Elena di Troia ha inoltre trasformato il film in un bersaglio del dibattito culturale online. Il problema, tuttavia, non è stabilire se ogni volto corrisponda a un’idea scolastica di antichità, ma capire se il nuovo contesto dia davvero profondità ai personaggi.

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Il vero tradimento, se così vogliamo chiamarlo, riguarda la complessità del testo originale. L’Odissea di Omero è un’opera piena di ambiguità, divinità capricciose, trasformazioni, ironia e tensioni sociali. Le prime analisi critiche segnalano invece una versione più concentrata sul trauma di Ulisse e sulla sua riconoscibilità come uomo moderno: un reduce, un marito lontano, un padre che deve ricostruire il proprio posto nel mondo. Questa semplificazione può rendere il film più leggibile, ma rischia di ridurre la ricchezza del poema a una grande parabola sulla sopravvivenza.
Le reazioni internazionali, comunque, non descrivono un fallimento. Le prime recensioni hanno riconosciuto al film una forza visiva imponente, una notevole ambizione e la capacità di trasformare un racconto conosciutissimo in un’esperienza cinematografica contemporanea. Anche le voci più fredde non sembrano contestare la qualità della confezione, quanto il rapporto tra spettacolo e profondità. The Odyssey convince quando lascia che immagini, suoni e corpi raccontino la fatica del ritorno; convince meno quando spiega il mito, lo psicologizza o lo piega troppo chiaramente alla grammatica già riconoscibile del suo autore.
Per questo il giudizio più onesto è probabilmente intermedio: The Odyssey non cancella Omero, ma ne seleziona alcuni nervi scoperti e li amplifica fino alla dimensione del kolossal. Il film parla di guerra, potere, fedeltà e perdita usando il vocabolario di Nolan, con il rischio di sembrare a tratti più interessato all’idea di monumentalità che alla sorpresa del racconto. Chi cerca una trasposizione classica potrebbe sentirsi respinto; chi accetta una rilettura autoriale troverà invece un’opera fisica, cupa e piena di immagini destinate a restare.

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L’uscita italiana del 16 luglio 2026 rende The Odyssey il titolo centrale di questo Luglio cinematografico e uno degli appuntamenti più attesi per chi segue il grande schermo anche attraverso stasera in TV. Non è un film da affrontare soltanto chiedendosi quanto sia fedele al poema: la domanda decisiva è se la sua idea di mito, fatta di uomini esausti e paesaggi smisurati, riesca a parlare al presente. La risposta convince solo a metà, ma proprio questa imperfezione rende il viaggio di Nolan più stimolante delle polemiche nate prima di vederlo.
Per il quadro completo, consulta la guida aggiornata dei programmi TV di stasera.
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Dettagli
- Regia: Christopher Nolan
- Cast: Matt Damon, Anne Hathaway, Tom Holland, Robert Pattinson, Zendaya, Lupita Nyong’o
- Aggiornato il: 16 Luglio 00:21
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