La crescita delle piattaforme in Italia, che guadagnano terreno anche sulle tv

Streaming, contenuti premium e nuove abitudini stanno ridisegnando il mercato audiovisivo italiano senza cancellare la forza della televisione tradizionale.

La crescita delle piattaforme in Italia non è più soltanto una tendenza legata alle serie internazionali o alla comodità di guardare un film quando si vuole. È diventata una trasformazione strutturale del sistema audiovisivo, capace di incidere sulle risorse economiche, sui tempi di visione e sulle strategie dei grandi gruppi televisivi. Al 15 luglio 2026, il quadro racconta un mercato più affollato e competitivo: Netflix, Amazon, Disney+, DAZN e gli altri operatori globali avanzano, mentre Rai, Mediaset, Sky e le emittenti generaliste rafforzano la loro dimensione digitale.

Un quarto del mercato guarda verso le piattaforme

Il dato più significativo arriva dalla Relazione annuale dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, presentata il 14 luglio 2026. Secondo quanto riferito dal presidente Giacomo Lasorella, le piattaforme globali come Netflix, DAZN, Amazon e Disney+ pesano ormai per il 23,3% delle risorse complessive del mercato dei media. Non significa che abbiano superato i grandi operatori italiani, che conservano posizioni forti, ma indica un riequilibrio evidente. Rai, Comcast/Sky e Fininvest/Mediaset restano centrali, però devono confrontarsi con concorrenti nati direttamente nell’economia digitale.

La spinta non riguarda soltanto gli abbonamenti. L’Osservatorio sulle comunicazioni di AGCOM ha rilevato che, a dicembre 2025, il tempo complessivo trascorso sui principali siti di streaming video a pagamento ha raggiunto quasi 46 milioni di ore, con una crescita del 20,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. È un indicatore importante perché misura l’uso concreto dei servizi, non soltanto la loro presenza sul mercato. Gli spettatori italiani stanno quindi dedicando più tempo ai cataloghi on demand, anche quando continuano a seguire quotidianamente i canali lineari.

Il vantaggio dell’on demand: scegliere tempi, dispositivi e ritmo

Il successo delle piattaforme nasce dalla libertà di fruizione. Una serie può essere iniziata sul televisore del salotto, proseguita sul tablet e conclusa sullo smartphone; un film può essere recuperato settimane dopo la sua uscita; un evento sportivo può essere seguito in diretta oppure rivisto attraverso contenuti collegati. Questa flessibilità ha modificato il rapporto con il palinsesto, soprattutto tra gli spettatori più giovani, ma non ha eliminato il desiderio di appuntamenti condivisi. La differenza è che oggi la scelta passa spesso da una schermata iniziale, da un algoritmo o da una notifica.

La crescita delle piattaforme in Italia, che guadagnano terreno anche sulle tv

Fonte immagine: agcom.it

Anche la televisione tradizionale, del resto, non è più soltanto quella trasmessa via digitale terrestre o satellite. Auditel rileva l’ascolto attraverso modalità diverse, comprese le visioni live e on demand, su più piattaforme e dispositivi. La Total Audience, attiva dall’11 aprile 2022, nasce proprio per fotografare un pubblico distribuito tra canali lineari, siti, applicazioni e servizi digitali. Per questo il confronto tra TV e streaming è diventato meno netto: spesso lo stesso contenuto vive in contemporanea sul piccolo schermo, sul portale web e nell’applicazione proprietaria dell’editore.

Dalla guerra degli abbonamenti alla competizione per l’attenzione

La fase iniziale dello streaming italiano era dominata dalla promessa di cataloghi sempre più grandi e da un numero crescente di abbonamenti. Oggi la competizione è più sofisticata: conta la capacità di lanciare titoli riconoscibili, trattenere gli utenti, proporre piani sostenibili e trasformare ogni contenuto in conversazione sui social. Le piattaforme investono in produzioni locali, sport, documentari e reality perché il pubblico non cerca soltanto storie americane. Cerca anche accenti, volti e ambientazioni vicini alla propria esperienza, con contenuti capaci di diventare eventi nazionali.

La televisione lineare conserva però un vantaggio che le piattaforme non replicano sempre: la capacità di creare un appuntamento comune. Il telegiornale della sera, la finale sportiva, il grande show, il reality o una fiction molto attesa possono ancora riunire milioni di persone nello stesso momento. AGCOM ha rilevato che nel 2025 il tempo dedicato dagli italiani alle edizioni serali dei principali telegiornali nazionali è rimasto quasi stabile, passando da 257 a 256 milioni di ore. Il pubblico cambia abitudini, ma continua a cercare anche momenti collettivi.

La vera sfida per gli editori italiani sarà quindi integrare le due anime, non scegliere quale eliminare. Una rete come Rai o Mediaset può usare la diretta per costruire attenzione, il catalogo digitale per allungare la vita dei programmi e i social per mantenere il contatto con il pubblico tra una puntata e l’altra. Sky lavora da anni su questa integrazione, mentre le piattaforme internazionali cercano sempre più spesso eventi, sport e produzioni locali. Il futuro passa da ecosistemi riconoscibili, non da singoli canali isolati.

Per chi consulta ogni giorno stasera in TV, il cambiamento si vede nella moltiplicazione delle possibilità. Il palinsesto resta utile per sapere cosa accade in diretta e per orientarsi tra reti, programmi e prime serate; allo stesso tempo, la scelta può continuare su una piattaforma, recuperando una puntata o scoprendo un contenuto collegato. La televisione italiana non sta semplicemente cedendo il passo allo streaming: sta diventando più ampia, più frammentata e più dipendente dalla capacità di accompagnare lo spettatore da uno schermo all’altro.

Per il quadro completo, consulta la guida aggiornata dei programmi TV di stasera.

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  • Aggiornato il: 15 Luglio 17:37
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